domenica, novembre 27, 2005

Leggendo in giro la gran quantità di buone recensioni ho notato che l'unico aspetto di Crash a non essere stato esaminato è la splendida colonna sonora di Mark Isham che con quei lunghissimi tappeti in perfetto stile Cliff Martinez (Traffic, Solaris...) riesce a conferire ulteriore lirismo ed intensità alla narrazione. Inutile poi tessere le lodi degli Stereophonics che squarciano la tensione di tutto il film con la solare Maybe tomorrow, contribuendo all'ottimistico finale. La Los Angeles descritta è una città che brulica di vite di razze diverse, tutti l'uno contro l'altro; ma il vero protagonista non son gli uomini, quanto piuttosto la casualità che rovescierà i ruoli  portando i "cattivi" a redimersi ed i "buoni" ad attraversare il percorso inverso.

Per il resto non posso che confermare le ottime impressioni (nonostante la poca originalità rispetto a pellicole come America oggi e Magnolia) sentite in giro su questo film grazie alla sorpendente regia dell'esordiente Paul Haggis che riesce a tirare fuori il meglio da tutti gli attori, creando personaggi credibili ed estremamente caratterizzati le cui vite s'intrecciano di continuo senza far mai perdere il filo conduttore del tema centrale, ovvero l'incomunicabilità tra le persone che genera l'incomprensione e quindi l'inevitabile razzismo della Babilonia americana.

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martedì, novembre 22, 2005
Non so se sia giusto considerare i documentari come La marcia dei pinguini alla stregua di un film a tutti gli effetti, ma chi come me ha passato un paio d'ore con la bocca aperta, emozionandosi ed appassionandosi alle storie di vita dei pinguini imperiali in condizioni proibitive a quaranta gradi sotto zero, non può che giudicare entusiasticamente questa pellicola.
Entusiasmo, che non può raffreddarsi nemmeno davanti alla scellerata scelta di affidare la voce narrante al sempre-bravo-altrove-ma-non-qui Fiorello (scelta probabilmente dettata dall'esigenza di sfondare al botteghino puntando, oltre che ad un pubblico adulto appassionato di documentari in stile Microcosmos, ad una platea di bambini in chiave pre-natalizia), che ha costretto il sottoscritto a sforzarsi d'ignorarne imitazioni dei pinguini con vocine invadenti e battute inopportune che stridevano con la maestosità dei paesaggi polari. 
La storia raccontata è allo stesso tempo semplice quanto avvincente; la regia di Luc Jaquet non cade in facili sentimentalismi, nè umanizzazioni degli animali in stile cartone animato, dei quali si evidenzia l'istinto di sopravvivenza negli aspetti teneri così come in quelli spietati.
A differenza di altri pareri, più o meno ispirati, la colonna sonora curata da Emilie Simon a me è piaciuta (il brano che accompagnava il corteggiamento di una coppia di pinguini è sensazionale) e mi è sembrata appropriata alle vicende narrate.
Se a questo aggiungiamo le condizioni metereologiche nelle quali ha lavorato la combriccola di Jaquet, senza poter rivedere quanto girato e senza poter verificare, sopratutto, l'integrità della pellicola a quelle temperature, non posso che trasformare la mia riconoscenza per questa fatica durata un anno di duro lavoro in un giudizio più che lusinghiero.
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martedì, novembre 15, 2005

Ho appena visto sul sito Masters of Horror (visita obbligatoria, casse a palla, preferibilmente soli in casa) le immagini terrificanti del trailer di Jenifer di Dario Argento, film purtroppo censurato, parte dell'omonimo progetto di John Carpenter. Chissà che non sia finita l'attesa durata anni luce di un film decente del mestro romano dell'horror.

Stesso genere, ma risultati diametralmente opposto per La casa dai 1000 corpi: qualcuno me ne aveva pure parlato bene, ma secondo il mio parere è una sadica porcata girata da un malato di mente chiamato Rob Zombie, girata con effettacci da serie Z e clichè alla Marylin Manson, che ha anche l'imperdonabile e blasfemo difetto di pretendere in qualche modo d'essere accostato a Non aprite quella porta... 

Di genere diametralmente opposto il trailer che potete invece vedere sul sito ufficiale, ancora allo stato embrionale, che ospita il remake de La Pantera Rosa: promette davvero bene, anche se Steve Martin che parla con l'accento francese e prova a pronunciare hamburger è uno spettacolo che andrebbe goduto in lingua rigorosamente originale...

Rimanendo in tema (tra l'horror ed il comico) mi piacerebbe segnalare una simpatica metafora sentita stamattina per radio che, a proposito delle dichiarazioni contenute nell'ultimo diktat del mullah Ruini, diceva: l'italia è una grande famiglia, e la chiesa è la suocera rompicoglioni impiantata, nostro malgrado, in casa! Geniale

postato da: snorkrom alle ore 20:04 | Permalink | commenti (5)
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lunedì, novembre 14, 2005

Ne La seconda notte di nozze Pupi Avati torna a raccontare storie ambientate in un periodo ed in un contesto a lui congeniale: gli anni ’50 nel sud Italia.

Il risultato è un film sereno e ben confezionato in ogni dettaglio (riuscito anche perchè la stori aoriginale è proprio un libro di Avati), ricco di poesia e di significati romantici ma mai banali. Antonio Albanese va oltre le mie più ottimistiche aspettative fornendo una prova straordinaria, ed anche Katia Ricciarelli sorprende in un ruolo misurato e non semplice. Non mi ha convinto invece Neri Marcorè che non mi è sembrato molto credibile nel ruolo dell’infame di turno, e l’uso macchiettistico delle 2 zie di Albanese, utilizzate quasi esclusivamente per regalare qualche facile sorriso.

Originale il capovolgimento dello stereotipo del nord ricco ed il sud povero, dove una Puglia solare si contrappone ad una Bologna grigia e dilaniata dalla guerra e la opinabilità delle condizioni mentali di un uomo, da tutti condannato e bollato frettolosamente come pazzo ma che si mostra allo spettatore non solo dotato di grande saggezza ed umanità, ma anche come il personaggio più positivo dell’intero film.

Finale improvviso quanto emozionante, dedicato a tutti i bambini vittime delle mine inesplose.

Per me sarebbe stato il film giusto per rappresentare l’Italia agli Oscar.

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domenica, novembre 06, 2005

Disegni spettacolari, humor nero travolgente ed una bella storia raccontata come solo Tim Burton sa fare. La sposa cadavere è per me uno dei migliori film d'animazione mai visti; peccato solo che dopo 12 anni chissà quanto aspetteremo ancora per un altro suo "cartone animato"!

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mercoledì, novembre 02, 2005

Adoro David Sylvian. La sua voce ammaliante sta alla musica ambient/elettronica come quella di Chet Baker al jazz. Spesso poi ha l'abitudine di farsi accompagnare da validissimi musicisti. Ora, sotto il nome Nine Horses (progetto in collaborazione con Burnt Friedman e Steve Jansen) pubblica il suo nuovo album Snow Borne Sorrow (prezzo verde di 16,90€. dalla Fnac) per il quale ha chiamato addirittura Ryuichi Sakamoto. Dopo l'ostico Blemish, ecco qualcosa che si avvicina al suo recente (per modo di dire) capolavoro Dead bees on a cake. Qui potete ascoltare 3 splendidi assaggi. Sullo stesso sito ho ascoltato con piacere MidaircondoRichie Hawtin, KhonnorPiana, Gustav, Cocorosie. Tutti dischi però difficilmente reperibili alla Fnac!  

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