lunedì, febbraio 28, 2005

Proprio quando i lungometraggi d'animazione 3d della Pixar e della Dreamworks sembravano aver monopolizzato le sale cinematografiche io, amante dei disegni classici alla Miyazaki, ho avuto la fortuna di vedere questo classico bidimensionale Tokyo Godfathers che di classico ha, forse, solo i disegni. Già perchè protagonista di questo "cartone" per adulti sono un gruppo di barboni sboccati e pasticcioni (di cui uno omosessuale, uno che ha abbandonato la figlia ed una ragazzina che invece ha accoltellato il padre prima di darsi alla fuga) ai quali si aggiunge la piccola Kiyoko, trovata tra i rifiuti. TG ha dei buoni disegni ed una storia allegorica e divertente ed è sicuramente uno dei lungometraggi animati più originali che abbia mai visto. 

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lunedì, febbraio 28, 2005

Prima che lo pensiate voi sono io ad ammetterlo: di cinema non ne capisco niente.  E non dico ciò per l'imbarazzo a seguito della pioggia di oscar ricevuti, ma per il trionfo tributatogli dalla critica specializzata e non con cui spesso mi trovo d'accordo.

Temo che con questo post perderò molti visitatori, ma io lo devo dire: The million dollar baby è si un film intenso, sofferto e ben recitato ma anche tremendamente retorico e forzato. L'ho detto! Il primo tempo scorre via facile senza quelle particolari emozioni che ne potessero giustificare i trionfi di cui sopra e che arrivano puntualmente nel secondo tempo trasformandolo in un melodramma senza fine.  Erano anni che non vedevo un film con la morale così piena di luoghi comuni ed una divisione tra buoni e cattivi così netta e scontata (così come non accadeva nel vero capolavoro del ex cowboy Mystic River): i primi sono eroi senza macchia, mentre i secondi spregevoli esseri obesi, senza cercello nè riconoscenza: Clint Eastwood è l'allenatore di boxe che rifiuta dapprima di allenare quella ragazza cocciuta "perchè sei donna" salvo poi vederci la figlia che da anni non sente nè vede, un uomo tutto d'un pezzo che legge libri in gaelico e mangia torte al limone, ma con uno scheletro nell'armadio che lo costringe a recarsi a sentir messa ogni giorno confrontandosi con un sacerdote riottoso a confrontarsi con i problemi reali della vita di tutti i giorni; Morgan Freeman invece è un personaggio costruito nella classica struttura Hoolywoodiana del nero povero ma infinitamente buono, la cui ridondante ma rassicurante voce fuori campo (ma non si era detto da qualche parte "stop alle voci fuori campo?") ci accompagnerà per tutta la durata della vicenda; Hilary Swank poi, è realmente brava ma, concedetemelo, anche insopportabile: va in palestra ad allenarsi notte e giorno (anche quello del suo compleanno), chiede teneramente il permesso al suo allenatore di chiamarlo "capo", mangia carne avanzata nei piatti dei ricconi, non ha un televisore in casa ma ne regala una ai suoi familiari (così stereotipati e dipinti "a macchietta", con la mamma obesa con la maglietta di disneyland, il cowboy bullo ed ottuso, la figlia carina ma ottusa e l'elegante avvocato cinico ed unto, che mi sembravano presi pari pari da qualche commedia natalizia) che neanche la ringraziano... ma lei non si perde mai d'animo: mai un cedimento o una crisi di nervi neanche nei suoi giorni peggiori!

Un film così forzatamente commovente ed eticamente rassicurante e banale (chi avrebbe avuto il coraggio di biasimare il buon Clint alla fine del film?) non poteva non toccare i cuori facendo presa nell'immaginario collettivo d'oltreoceano, di conseguenza non mi stupisce la caterva di oscar tributatagli negli Stati Uniti dove, anche a seguito di diktat presidenziali del tipo "o con me o contro di me", ormai tutto il mondo è semplificato in bianchi e neri e diviso tra buoni e cattivi. Ciò che mi stupisce è stata invece l'accoglienza tributatagli qui: d'accordo la buona prova degli attori (Hilary Swank su tutti), ma non era lecito aspettarsi una storia più originale? Non si potevano scrivere dialoghi più "umani"? Cosa aggiunge questa pellicola a tanti film sulla boxe visti tanti anni fa (e non mi riferisco ai vari Rocky)?

Sarò banale ma ai supereroi Eastwoodiani preferisco di gran lunga perdenti di Payne. Ed ora giù con gli insulti!!

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giovedì, febbraio 24, 2005

Festival di Sanremo 2005, subito le oscenità: 

Primo: la Rai sembra intenzionata  a pagare 300 mila euro a Mike Tyson per far non so cosa nella prima serata del festival... ovviamente i soldi sono quelli del canone. Ogni commento è superfluo.

Secondo: Volendo pure sorvolare sui nomi di alcuni partecipanti, non posso far finta di non aver ascoltato la voce secondo la quale Gigi D'Alessio pare essere in odore di essere il favorito per la vittoria finale... al solo pensiero mi viene già un attacco di diarrea ma in fondo in fondo la cosa potrebbe avere per me un risvolto positivo quanto inaspettato: se il Baglioni neomelodico trionfa anche a Sanremo allora non è solo Napoli a stare inguaiata ma lo è tutto lo Stivale (leghisti compresi!), ragion per cui non dovrò più vergognarmi come un pedofilo dei miei concittadini quando ascolto sulle radio nazionali i suoi lamenti accompagnati da litanie poichè lo  scuorno potrà essere condiviso con milanesi, bresciani, bergamaschi etc. etc. coresponsabili a quel punto del suo sdoganamento!

Poi le note positive: primo, al momento solo una: la partecipazione di Nicky Nicolai e (sopratutto) del quartetto di suo marito Stefano di Battista ad accompagnarla (sassofonista jazz romano ed autore del pirotecnico Parker's Mood, un omaggio ai brani di Charlie Parker pubblicato dalla Blue Note che lo ha consacrato definitivamente anche all'estero): se il loro brano Che mistero è l'amore è dello stesso livello del Cosa eri per me contenuto in Tutto passa, il suo album d'esordio di NN credo che non potranno che vincere a mani basse questo festival. Non c'è altro...

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giovedì, febbraio 24, 2005

 Il Pianeta Solaris è formato da un unico immenso oceano e sembra possedere strani poteri. Può penetrare nelle menti degli astronauti che lo stanno studiando, evocare immagini del loro passato, dare una vita propria alle stesse immagini, dimostrando un'intelligenza superiore. Ma, si chiedono i protagonisti della missione, è possibile instaurare con il pianeta una comunicazione?

Solaris di Stanislaw Lem è un racconto coinvolgente ed emozionante, sopratutto nella descrizione dei fantasmi del passato e dei rapporti interpersonali tra i protagonisti e tra questi ultimi ed il misterioso pianeta.  Ispirò nel 1972 il capolavoro di Tarkovsky, ingenuamente deifnito all'epoca "la risposta sovietica a 2001 Odissea  nello spazio di Kubrik e seguito di recente dal buon remake di Sodrebergh. E' stato molto divertente per me guardare entrambi le versioni cinematografiche di questo libro man mano che procedevo con le pagine notando come Tarkovsky, sia stato di gran lunga più fedele alla storia originale mentre Soderbergh ha modificato e addirittura eliminato del tutto alcune scene riducendo l'elemento teologico e scientifico e privilegiando le vicissitudini ed il dramma sentimentale del protagonista.  

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martedì, febbraio 22, 2005

Credo che a pensarci bene abbiano diverse cose in comune. Per me sono entrambi 2 miti ed è per questo che non posso che essere felice e fiducioso per il futuro leggendo che il regista serbo Emir Kusturica realizzerà un film-documentario sulla vita di Diego Armando Maradona. Lo rivela il quotidiano di Belgrado, Vecernje Novosti. Secondo il giornale sarebbe stato lo stesso Maradona a scegliere il regista e le riprese dovrebbero iniziare il 18 marzo a Buenos Aires. 

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lunedì, febbraio 21, 2005

Prenotate un tavolo in vineria prima di andare a vedere questo film perchè dopo non ne potrete fare a meno! Sideaways ("obliquo", putroppo tradotto con l'ennesima inspiegabile licenza poetica di dubbio gusto) è un piccolo gioiello del cinema fatto senza computer, ritocchi digitali ed effetti speciali. Un cinema fatto di storie semplici e di attori sconosciuti, tra i quali uno strepitoso Paul Giamatti (Miles) semplicemente perfetto in quel ruolo così come Hugh Grant lo era in About a boy.

Questo film ha il pregio di far ridere senza ricorrere alle solite macchiette ed agli stereotipi della comicità classica americana; ricorda il vecchio Woody Allen e riesce a raccontare avvenimenti comuni in cui ci si identifica e ci si rapporta ed, ahimè, devo ammettere che, pur non arrivando alle sue paranoie, mi sono sentito più vicino a Miles che a Jack: la sua depressione post separazione è delineata in modo preciso, le scene sentimentali trasmettono la tensione del corteggiamento, il pathos della conquista e la felicità che si prova nell'incontrare persone con cui condividere emozioni forti; le digressioni sul vino, che avrei potuto ascoltare per ore, mi hanno ipnotizzato sulla poltrona del cinema con l'acquolina in bocca e in una delle scene finali (quella del portafogli) ho sentito risate così fragorose che in una sala non ricordavo da anni.

"Il vino è un essere vivente. Amo immaginare l'anno in cui sono cresciute le uve di un vino. Se c'era un bel sole…se pioveva. E amo immaginare le persone che hanno curato e vendemmiato quelle uve. Se è un vino d'annata, penso a quante di loro sono morte. Mi piace che il vino continui ad evolversi. Mi piace pensare che se apro una bottiglia oggi, avrà un gusto diverso da quello che avrebbe se la aprissi un altro giorno. Perché una bottiglia di vino è un qualcosa che ha vita ed è…in costante evoluzione e acquista complessità finché raggiunge l'apice…come il tuo Cheval Blanc del '61. E poi comincia il suo...lento...inesorabile declino. E poi…cazzo quanto è buono!".

I Rolling Stone cantavano "It's only rock and roll, but I like it": questo non sarà un film di quelli che fanno la storia del cinema e ne rivoluzionano il mondo: è solo una commedia, ma nella categoria dei film d'evasione è una vera e propria chicca.

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domenica, febbraio 20, 2005

Fin dalle prime immagini e di conseguenza dalle prime note del film ho capito quanto avrei goduto nella visione di Ray. Una carrellata di successi si alternano alle vicende della tormentata vita di Ray Charles che seguì personalmente le riprese del film (e forse è per questo che nel film non ci sono tracce della triste abitudine di menare le donne) mentre non nasconde il suo peggior vizio: la sua lunga e devastante dipendenza dall'eroina (che gli causò il suo famoso "ondeggiare" sullo sgabello del piano) dalla quale uscì dopo il suo secondo arresto ed il conseguente ricovero in clinica. Jamie Fox è straodinariamente bravo nel muoversi e parlare come il vero Charles, mentre la regia di Hackford mi è sembrata abbastanza ordinaria e forse si poteva fare qualcosa in più. Mezzo voto in più per l'ovviamente superba colonna sonora (i brani sono tutti eseguiti dal vero Ray).

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domenica, febbraio 20, 2005
 
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venerdì, febbraio 18, 2005

D&G divide as Dolce vita ends

Stefano Gabbana e Domenico Dolce si sono lasciati: "Sul piano professionale siamo ancora insieme", ha dichiarato Stefano Dolce nel corso di un'intervista al Corriere della Sera. La coppia si è separata in modo amichevole, cosa che, secondo Dolce, nelle coppie eterosessuali accade di rado. 

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mercoledì, febbraio 16, 2005

Berlusconi picks film cowboy as his sidekick
Crolla un mito! Secondo il Daily Telegraph ormai è ufficiale: Carlo Pedersoli, in arte Bud Spencer, si candiderà alle prossime elezioni regionali del Lazio nella lista di Forza Italia. "Nella mia vita ci sono solo tre mestieri che non ho fatto: il ballerino, il fantino e il politico. Dato che i primi due sono fuori discussione, mi butto in politica". Prendetelo a pugni!

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mercoledì, febbraio 16, 2005

Ma quanto mi piace questo film? Visto l'altro ieri per la seconda volta e son 2 giorni che ho in testa la canzone dei Badly Drawn Boy che fa da theme al film. Credo che About a boy sia il migliore dei film tratti da racconti di Nick Hornby, o per lo meno quello che regge meglio il confronto, grazie ad una narrazione scorrevole ed un cast di attori all'altezza tra cui un Hugh Grant calato alla perfezione nel personaggio di Will Freeman, personaggio che sembra essere stato creato apposta per lui.

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lunedì, febbraio 14, 2005

The Aviator è un gran bel film. Non c'è altro da dire. E stupido io che, per i preconcetti su Di Caprio (di cui ho visto pochi ma significativamente brutti film come The beach ), me lo stavo lasciando sfuggire fino al momento in cui ho deciso di arrendermi al plebiscito di buone recensioni. Tutto il film è poi un continuo atto d'amore all'epoca d'oro della Hollywood con i suoi protagonisti ed i suoi miti.  LDC smette finalmente i panni del ragazzino (ma forse l'aveva fatto già prima, questo non lo so) almeno nel mio immaginario cinematografico per fornire una prova matura e sofferta. Martin Scorsese ha girato un film perfetto, da manuale di regia. C'è una maestria nell'usare la macchina da presa che, pur non essendo un esperto in tecniche di regia, risulta evidente in ogni signola inquadratura; scene come la camminata sulle lampadine rotte tra i flash dei paparazzi o i combattimenti aerei non si dimenticano facilmente e la sequenza del disastro aereo dell'XF-11 mi ha fatto uscire gli occhi da fuori!

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venerdì, febbraio 11, 2005

"Oggi il Cda della Biennale di Venezia ha accolto la proposta del Direttore Marco Muller di attribuire al regista Hayao Miyazaki il Leone d'oro alla carriera della 62' Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica, in programma dal 31 agosto al 10 settembre 2005. Si tratta del primo Leone alla carriera attribuito a un regista di film d'animazione.

"Hayao Miyazaki - ha dichiarato Marco Müller - è il gigante che ha fatto saltare le pareti dentro le quali si era voluto incasellare il cinema giapponese d'animazione. Troppo frettolosamente, infatti, lo si è tradotto come il 'Disney giapponese', riducendo a parametri per noi consueti un'energia creativa, una visione assolutamente fuori dell'ordinario. La filosofia di Miyazaki unisce romanticismo e umanesimo a un piglio epico, una cifra di fantastico visionario che lascia sbalorditi. Il senso di meraviglia che i suoi film trasmettono risveglia il fanciullo addormentato che è in noi. Senza tuttavia dimenticare le sorprese industriali di Miyazaki, che ha saputo con i 'complici' giusti far saltare le categorie convenzionali dell'animazione, grazie al lavoro sistematico di una 'factory' che ha fatto crescere anche non pochi altri talenti. In Hayao Miyazaki si incarna la pop art cinematografica del nuovo millennio, una delle componenti ormai sempre più presenti nel lavoro di ricerca della Mostra di Venezia."

Il premio sarà consegnato al grande artista venerdì 9 settembre, nel corso di una "giornata Miyazaki" in cui verranno proiettati i suoi film ancora inediti in Italia e in Europa. "

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giovedì, febbraio 10, 2005
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sabato, febbraio 05, 2005

Parigi. Da alcuni mesi una banda di malviventi opera in totale impunità commettendo crimini di una rara violenza. Il direttore della polizia giudiziaria ha detto a chiare lettere ai suoi due più diretti collaboratori che ci riuscirà a sgominare la banda prenderà il suo posto...

Poliziotti alcolizzati e corrotti, che si sentono a casa loro tra informatori e puttane e criminali senza umanità fanno da padrone in 36. Il primo tempo scorre via alla grande grazie ad un ritmo serrato ed una narrazione adrenalinica. Ma ciò che mi ha colpito è il degrado e l'amoralità in cui vivono tutti i protagonisti: i buoni che si confondono con i cattivi, nessuno è senza peccato, anzi gli scheletri nell'armadio sembrano una componente irrinunciabile di tutti i personaggi. Non ho ancora letto nessun libro di James Ellroy, ma questo film credo abbia diverse cose in comune con i suoi romanzi. Daniel Auteuil e Gerard Depardieu sono perfetti nell'impersonificare il ruolo di due sbirri dai volti segnati dagli anni e dai metodi ben oltre il limite della legalità.

Peccato che nel secondo tempo tutto diventa banale e politically correct: i buoni sono santificati, ed i cattivi divengono insopportabilmente perfidi e il tutto somiglia clamorosamente ad un film a stelle e strisce trasformando quel che poteva essere un cpaolavoro noir in un semplice buon film. 

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