Il volto da matto con i capelli bruciati dal sole che vedete qui accanto è di Giorgio Bettinelli, un viaggiatore di quelli che invidio sinceramente: nel luglio del 1992 parte da Roma a bordo di una Vespa e nel marzo del 1993 raggiunge Saigon. Nel 1994-95, sempre in Vespa, copre i 36.000 chilometri che separano l’Alaska dalla Terra del Fuoco. Nel 1995-96, con partenza da Melbourne in Australia, arriva a Città del Capo e percorre in dodici mesi più di 52.000 chilometri. Nel 1997 progetta il viaggio dal Cile alla Tasmania, attraverso Americhe, Siberia, Europa, Africa, Asia e Oceania, per 150.000 chilometri nell’arco di tre anni. Dal suo album fotografico potete senz'altro riuscire a capire il motivo della mia incondizionata ammirazione per ques'uomo!
I libri di Bettinelli sono simili ai racconti entusiasti di un amico appena tornato da un fantastico viaggio, un amico che ti racconta quelle esperienze riuscendo a farti percepire i rumori, gli odori ed i volti delle persone incontrate in quei posti lontani (provate a leggere un estratto del suo nuovo libro e capirete di cosa parlo). Quando lessi In Vespa rimasi appiccicato alle pagine di quel libro fine alla fine senza soste, dalla sua partenza da Roma all'arrivo nientepocodimeno che in Vietnam (passando per l'India che descrisse con incredibile verosimiglianza! Da allora ho sempre sognato un viaggio del genere (di motori purtroppo non ci capisco una mazza), da solo ed a bordo della mia amata Vespa Primavera 125 (anno 1975). Ora è uscito Brum Brum, che oltre al tema trattato (altro viaggio di 254.000 km sempre a bordo della mitica vespa) fa centro anche con il titolo al cui suono, per motivi impossibli da spiegare qui, sono molto legato!
Oggi Bettinelli comincia a scrivere su un blog dalla Cina che sicuramente non mancherò di visitare ogni settimana. visto anche che, come scrive lui stesso "...nei progressivi aggiornamenti di questo blog, di questa Cina diventata così vicina per me, vorrei parlare di cosa significa scrivere del Kenya in Yunnan, di Zanzibar a un tiro di schioppo dalle pagode di Luang Prabang, dei caratteri ciondolanti dell'alfabeto amarico dell'Etiopia tra il ginepraio zampettante dei caratteri cinesi in Cina... E, soprattutto, raccontare qualcosa di quello che vedono ogni giorno due occhi rotondi da occidentale in un universo imperscrutabile di occhi a mandorla, scostante e fascinoso, lontano anni luce e lì a portata di mano: basta spegnere il computer e scendere per strada a fare due passi."